L’area verde di Chelsea, vista verso nord (foto ©2009 Iwan Baan) L’area verde di Chelsea, vista verso nord (foto ©2009 Iwan Baan)

HighLine, la ferrovia dismessa diventa parco urbano

Manhattan, New York. A Central Park, il parco reso celebre da tante pellicole cinematografiche, da qualche anno si è aggiunta un’altra star, la High Line, un parco che deve il suo nome alla linea ferroviaria sopraelevata rimasta attiva fino al 1980 a servizio del Meatpacking District, centro di produzione di carne in scatola nel cuore della città.

Con la chiusura delle industrie e l’abbandono del servizio arrivò il degrado: binari e attrezzature ferroviarie arrugginiti, erbacce e piante spontanee, strutture pericolanti. E con il degrado i progetti di demolizione per liberare aree di notevole valore fondiario. Ma un gruppo di cittadini si oppose, dando vita nel 1999 all’associazione Friends of High Line con lo scopo di promuovere il recupero dei sedimi ferroviari abbandonati. Nel 2003 l’associazione lancia un primo concorso di idee che raccoglie ben 720 progetti da 34 diversi Paesi per il recupero della High Line. Quanto basta per convincere l’amministrazione guidata da Bloomberg ad appoggiare l’iniziativa. Un secondo concorso a inviti, l’anno successivo, viene vinto dal gruppo formato dagli architetti Diller/Scofidio+Renfro e dai paesaggisti James Corner/Field Operations. Il progetto, che abbraccia ben 22 isolati, viene realizzato in più fasi: al primo lotto di 650 metri inaugurato nel 2006 fanno seguito, procedendo verso nord, altre tre aperture, nel 2009, 2011 e l’ultima nel settembre scorso. Subito amato da abitanti e turisti che lo frequentano anche grazie alle viste panoramiche imperdibili sull’Hudson e i grattacieli offerte dalla posizione sopraelevata, il progetto del parco ha saputo trasformare, conservandola, la vegetazione spontanea che negli anni era cresciuta tra i binari, il ferro e il cemento della città e della ferrovia. Specie erbose e arboree metropolitane autoctone, non piantine da vivaio, un’evoluzione urbana del mondo vegetale che trova posto e cura tra i percorsi lastricati, le panchine disegnate dagli architetti, alcune in forma di chaise longue per prendere il sole, i giochi per bambini, i pezzi di ferrovia conservati che testimoniano il passato industriale dell’area, un’area di land art da poco inaugurata. A questo risultato ha contribuito la consulenza del botanico e paesaggista olandese Piet Oudolf, un profondo conoscitore dei principi di funzionamento del giardino inteso come un eco-sistema, dove ogni specie svolge un compito a favore delle altre e tutte insieme diventano fonte e riparo di biodiversità. Se High Line non è il primo esempio in tal senso, grazie alla popolarità che il progetto di New York ha conquistato in breve tempo oggi l’uso paesaggistico di piante spontanee e native è diventato mainstream nella progettazione di parchi urbani ad elevata resistenza e ridotti costi di manutenzione. Nello stesso tempo la High Line dimostra che ci si può sbagliare a considerare degrado urbano ritagli inutilizzati che possono invece trasformarsi in luoghi di svago e riposo, connessioni tra pezzi di città e nello stesso tempo memoria della costante evoluzione del tessuto urbano e della sua storia.

Link
Diller Scofidio + Renfro: http://www.dsrny.com
James Corner/Field Operations: http://www.fieldoperations.net/home.html
Piet Oudolf: http://oudolf.com

Crediti fotografici

Foto attuali
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La rampa di accesso all’angolo tra Gansevoort e Washington Street, verso nord (foto ©2009 Iwan Baan)

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Terrazza sopraelevata dove i newyorkesi prendono il sole, vista in direzione sud (foto ©2009 Iwan Baan)

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Washington Grasslands, tra Little West 12th Street e West 13th Street, guardando in direzione Sud (foto ©2009 Iwan Baan)

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L’area verde di Chelsea, vista verso nord (foto ©2009 Iwan Baan)

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Vista notturna d’insieme della High Line da Gansevoort Street alla 13esima Strada Ovest, in direzione sud (foto ©2009 Iwan Baan)

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Foto da ©architizer


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