Fotoinserimento del masterplan di Expo nell’area metropolitana milanese Fotoinserimento del masterplan di Expo nell’area metropolitana milanese

Milano Expo 2015, la prevalenza del paesaggio

Le Esposizioni Universali nascono nel 1851 come manifestazioni del progresso nella lotta dell'uomo contro la natura, per proteggersi dalle intemperie e difendersi dalle avversità. Ma oggi, con il cambiamento climatico indotto dall'uomo, sembra che in questa guerra millenaria la natura si stia prendendo una preoccupante rivincita. Da una parte, tutto ciò che è stato celebrato in centocinquant'anni di Expo ha migliorato le nostre condizioni di vita, dalla penicillina a Internet, ma dall'altra un progresso industriale incontenibile, perseguito senza fare i conti con l'ambiente e con la finitezza delle risorse del Pianeta, è oggi fonte di preoccupazione per tutti gli abitanti della Terra, ricchi e poveri.

Così, se in passato il progresso si manifestava prima di tutto nelle architetture delle Esposizioni Universali e nella costruzione dei padiglioni espositivi, l'innovazione oggi consiste nella capacità di realizzare spazi per l'uomo in equilibrio con l'ambiente naturale: architetture capaci di accogliere il verde e la natura, spazi di vita e di incontro che possono fare a meno dell'energia per la climatizzazione, edifici che interagiscono con l'ambiente circostante e con risorse primarie e preziose come l'acqua, costruzioni che si possono smontare e riciclare pezzo per pezzo.

Sarà questa la reale innovazione che per sei mesi, dal 1° maggio 2015, farà mostra di sé attraverso i Padiglioni di Milano Expo 2015. È sempre il progresso tecnico-scientifico a rendere possibili le architetture dei padiglioni in costruzione, ma si tratta di una nuova forma di progresso che riguarda la cultura, la progettazione e le tecniche costruttive. La crescita della consapevolezza ambientale è il fatto culturale che guida la ricerca, mentre una progettazione ricca di informazioni parametriche, resa possibile dalla grande potenza di calcolo di cui disponiamo, permette di valutare i concetti iniziali sotto molteplici punti di vista e favorisce il confronto e l'incontro di professionalità diverse. Infine, la trasmissione di informazioni alla produzione dà luogo a una prefabbricazione di precisione millimetrica, che riduce le possibilità di errore, i tempi di costruzione, gli scarti di cantiere e favorisce la decostruzione controllata e lo smaltimento differenziato.

Nelle architetture di Expo 2015 è possibile leggere il ruolo-chiave giocato dal verde e dall'acqua in questa nuova alleanza tra natura e ambiente costruito. Fin dal primo masterplan del sito di Expo 2015, la consulta internazionale di architetti e urbanisti prefigurava un orto planetario, non solo per il tema di Expo (nutrire il Pianeta, energia per la vita) ma per indicare un'architettura leggera, capace di farsi paesaggio e in cui il verde avesse la priorità, sia durante la manifestazione sia dopo la sua conclusione, a beneficio della città ospitante. Di conseguenza, i bandi ufficiali prevedevano già l'obbligo di destinare a verde la maggior parte delle superfici assegnate ai Paesi partecipanti.

Le soluzioni con cui queste indicazioni sono state interpretate e tradotte nei padiglioni che stanno sorgendo in questi mesi a Milano sono spesso originali e sempre di grande interesse, senza rinunciare a innovativi allestimenti multimediali e tridimensionali che permetteranno per esempio ai visitatori del padiglione del Kuwait (progetto di Italo Rota) di assistere fisicamente alla trasformazione di un ambiente desertico prodotta dal susseguirsi delle stagioni, o nel padiglione dell'Austria di apprezzare la quantità di ossigeno che una foresta è in grado di produrre, o ancora di esplorare direttamente sulle facciate esterne la varietà di produzioni agricole di Israele o degli Stati Uniti.

In generale, essenze vegetali (oggi in crescita in vivai protetti) e acqua sono i fondamentali elementi di paesaggio e di comfort naturale del sito espositivo, a proteggere tutte le aree collettive e di ristoro e a fare da quinta scenografica alle numerose manifestazioni e rappresentazioni che si svolgeranno al suo interno. Dal punto di vista architettonico caratterizzeranno la maggior parte dei padiglioni, specie negli spazi dedicati alla ristorazione e al relax. Infine, per il contributo alle performance energetiche delle costruzioni, rivestiranno numerose coperture e involucri, come nel caso del padiglione degli Emirati Arabi Uniti, progettato dallo studio di Norman Foster e curato dall'architetto Marco Visconti di Torino, o del "mulino della vita" della Bielorussia, una cupola verde "tagliata" da un mulino ad acqua. Incontreremo coperture e involucri verdi nei padiglioni di Svizzera, Giappone, Argentina, Colombia, Principato di Monaco, Repubblica Ceca, Slovacchia e Thailandia, e peccato che per ragioni di costi non sia stato finalizzato il progetto Algaetecture, un sistema di facciata basato sulla coltivazione idroponica di micro-alghe con un processo accelerato di fotosintesi sviluppato dagli architetti Cesare Griffa e Carlo Ratti.

Precedenti Expo

Expo2015

 

Per vedere l’evoluzione del cantiere di Expo:

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